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M1racles: il primo bug dei nuovi chip M1 di Apple

La vulnerabilità scoperta da Hector Martin, che ha pubblicato un sito Web per spiegarne i dettagli, è stata battezzata con il nome di M1racles,  una vulnerabilità “covert channel” che riguarda Apple M1, il primo processore progettato dalla casa di Cupertino per i suoi computer.

Un covert channel è un tipo di attacco che permette il passaggio di informazioni tra processi che non dovrebbero essere autorizzati a comunicare tra loro.

La vulnerabilità non può essere risolta senza una revisione del chip, inoltre l’unico modo per difendersi sarebbe quello di eseguire l’intero sistema operativo come una macchina virtuale, e farlo, avrebbe un forte impatto prestazionale, tanto che lo stesso Martin afferma che sarebbe sciocco farlo.

In apparenza sembra un problema grave, ma in realtà non lo è, tanto che lo stesso sviluppatore dice di non preoccuparsi. Quanto scoperto, allo stato attuale, è più una curiosità per addetti ai lavori che qualcosa di cui debbano angosciarsi gli utenti finali di un nuovo Mac. “I covert channel sono completamente inutili a meno che il tuo sistema non sia già compromesso”, sottolinea Martin, il quale in una lunga FAQ svela non solo i dettagli della scoperta, ma anche il motivo per cui ha realizzato un sito per un problema tanto innocuo: farsi due risate.

Detto questo, il difetto di progettazione di Apple M1 permetterebbe teoricamente a due applicazioni in esecuzione su un sistema operativo di scambiarsi segretamente dati tra di loro, senza utilizzare memoria, socket, file o qualsiasi altra normale funzionalità del sistema operativo.

Questo avviene tra processi eseguiti come utenti diversi e con livelli di privilegio diversi, creando un canale nascosto illegittimo per lo scambio di dati, si legge nel sito.

Il problema, secondo Martin, sarebbe il risultato di una scelta da parte degli ingegneri della casa di Cupertino: “Fondamentalmente, Apple ha deciso di infrangere le specifiche ARM rimuovendo una funzione obbligatoria, perché pensavano che non avrebbero mai avuto bisogno di usare quella funzione per macOS. In seguito, si è scoperto che la rimozione di quella funzionalità rendeva molto più difficile per i sistemi operativi esistenti mitigare questa vulnerabilità”.

Aggiornamento dispositivi: attività rimandata dal 50% degli italiani

Aggiornare i dispositivi non serve solo ad ottenere l’accesso a nuove funzionalità o interfacce, ma consente di mantenere un livello alto di sicurezza. I vendor testano regolarmente i loro prodotti alla ricerca di nuove vulnerabilità che potrebbero essere sfruttate dagli attaccanti ed è proprio per questo motivo che installare gli aggiornamenti è una difesa efficace contro i criminali informatici se viene effettuata tempestivamente. Il tempo di attesa necessario ad aggiornare i dispositivi potrebbe essere impiegato per aumentare la produttività e il benessere delle persone.

Dall’indagine Kaspersky “Pain in the Neck” è emerso che, per buona parte degli intervistati, il tempo trascorso in attesa che i dispositivi si aggiornino è prezioso: il 34% ritiene di poter sfruttare il tempo trascorso ad installare gli aggiornamenti per altre attività, anche se a discapito della produttività, mentre il 41% è contento di prendersi una pausa dalla tecnologia.

Di norma, gli utenti preferiscono dedicarsi ad altre attività durante l’installazione degli aggiornamenti. Ad esempio, il 40% degli italiani, quando non può utilizzare il proprio dispositivo, si rilassa guardando la TV o leggendo un libro, il 15% si distrae cucinando mentre il 9% preferisce fare sport o una passeggiata. I più impazienti, circa il 21% degli intervistati, cambia semplicemente dispositivo e continua a dedicarsi a quanto stava facendo prima di installare gli aggiornamenti.

Nonostante gli utenti riconoscano i benefici di prendersi una pausa dalla tecnologia approfittando degli aggiornamenti, il 50% degli intervistati ne rimanda l’installazione quando riceve la notifica sul proprio dispositivo. La maggior parte delle volte questo accade perché le notifiche arrivano durante le ore di lavoro (35%), o perché l’utente in quel momento sta utilizzando il dispositivo per un’attività che non vuole interrompere (26%) o ancora perché non intende chiudere le applicazioni aperte (23%). Nel complesso, il 62% degli intervistati ritiene che installare gli aggiornamenti successivamente non costituisca un problema per la sicurezza.

Internet Explorer: fine del supporto il 15 giugno 2022

Internet Explorer forse il browser di navigazione più conosciuto, verrà dismesso da Microsoft e non riceverà più aggiornamenti . 

Microsoft da tempo infatti incentiva il passaggio ad altri browser come Edge, creato con lo stesso sistema con il quale Google sviluppa Chrome.

Un paio di anni fà Microsoft fu condannata per abuso di posizione dominante con Explorer , oggi però gli utenti hanno la possibilità di poter scegliere con programmi di navigazione come Firefox, Chrome, Safari, Opera.

Ormai anche a causa delle numerose incompatibilità con molte pagine web , Internet Explorer era sempre meno utilizzato dagli utenti, mentre Google Chrome ha una percentuale di utilizzo da parte degli utenti del 67% mentre Edge, nel quale Microsoft ripone molte speranze anche se disponibile dal 2015, e basato su Chrome stesso, conta solo per l’8%.

Inoltre dal 17 agosto , Internet Explorer non sarà più compatibile con l’utilizzo di vari servizi come OneDrive e Outlook.

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Apple iPad Pro: con i superpoteri del chip Apple M1

Su iPad Pro arriva il chip Apple M1, che spinge le performance a un altro livello con un giorno intero di batteria.
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